Ecco perché continuo a vendere allo scoperto il Nasdaq100.

Nonostante l’evidente rialzo in cui è incorso l’indice negli ultimi giorni, il mio portafoglio finanziario continua a detenere posizioni short sul Nasdaq100. Perché?

Fonte Google

Già mercoledì scorso, la Fed, la quale ha alzato i tassi di interesse quattro volte nel 2018, ha iniziato ad adottare un comportamento cosiddetto da “colomba”. Proprio questo atteggiamento, attendista e accomodante sulla politica monetaria, ha rubato lo spettacolo sui mercati generando forti profitti.
Ma come me, anche altri analisti mantengono delle perplessità.

“Siamo felici proprio come tutti che le azioni USA siano in rialzo, ma non confondiamo la posizione attendista della Fed per un segnale di ciel sereno”


Nicholas Colas, co-fondatore di DataTrek Research, in una nota del giovedì.

Detto ciò, come sostengo da tempo, nonostante i prezzi toccheranno di nuovo valori più alti di sempre, sono convinto che le paure sull’andamento macroeconomico americano siano più che fondate e rivedremo prossimamente un aggiustamento in negativo del Nasdaq100.

Resta ancora qualche spiraglio di crescita?

Tenendo conto degli ultimi dati, la stima per la crescita economica nel 2019 è stata vista al ribasso dal 2,9% al 2,5% con l’affievolimento della spinta dovuta alla riforma fiscale del 2017. L’espansione attuale, ovviamente senza contare la contrazione di dicembre, sarebbe dovuta a una crescita de mercato del lavoro, dall’aumento dei salari e da alcuni effetti dei tagli fiscali. Infatti, se questa fase espansiva iniziata nel 2009 dovesse continuare fino a luglio, ha scritto  Bloomberg, ci sarebbero 10 anni di crescita continua, la più lunga della storia americana.

Paura

Un esperto della Deutsche Bank AG per il mercato americano, sostiene come sia innegabile il cambiamento delle condizioni dei mercati. «Ci sono crescenti problemi commerciali che influenzano la crescita globale e che influenzano anche la fiducia delle imprese». «Lo shutdown», aggiunge, ha pesato «sulla fiducia delle aziende e può avere effetti e peso sui consumatori». Ricordiamo inoltre come questo blocco sia stato il più lungo della storia americana e che sia stato “sospeso” soltanto il 25 gennaio: riprenderà infatti il 15 febbraio senza accordo al Congresso. Oltre a ciò, secondo Michael Gapen, economista di Barclays, la guerra commerciale con la Cina sta contribuendo a rallentare il commercio globale, ma soprattutto ad alzare i prezzi per alcune società statunitensi.
Infatti un ulteriore deterioramento della guerra commerciale con la Cina, insieme a un governo profondamente diviso e la conclusione delle indagini sul Russiagate di Robert Mueller potrebbe risucchiare la linfa all’economia, spingendo al ribasso i maggiori indici statunitensi.

Concludendo, palesando la mia avversione al rischio relativamente bassa, è necessario considerare una previsione come tale, dunque tutelarsi da eventuali scenari discordanti. A questo proposito, grazie alle singole azioni USA in portafoglio da tempo, continuerò comunque ad approfittare di questa, a mio avviso temporanea, tendenza rialzista.

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